Un aggiornamento dalla Siria

Care compagne e cari compagni,
Aleppo è storicamente una città multiculturale e cosmopolita, dove popoli diversi hanno convissuto per secoli. Oggi, gli attacchi contro i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiye non sono diretti unicamente contro due quartieri curdi, ma attentano a questa tradizione di convivenza, contro l’esistenza dei popoli e il loro futuro comune.
Da circa dieci giorni, ad Aleppo sono in corso intensi attacchi militari contro due quartieri curdi. La popolazione civile, che si trova sotto l’attacco dell’esercito turco e di forze armate jihadiste legate al governo centrale, percepisce chiaramente che l’obiettivo è un vero e proprio massacro contro il popolo curdo, per non aver accettato i piani delle forze egemoniche per la regione. Il dispiegamento delle forze nemiche è stato sproporzionato (oltre 46.000 mercenari jihadisti, ogni tipo di arma pesante e droni turchi), portando la popolazione e le forze locali di autodifesa in un vicolo cieco, senza possibilità di ricevere rinforzi, e costrette a subire tutti i crimini di guerra immaginabili. La popolazione non poteva abbandonare il quartiere perché era sotto sequestro. Data la complessità della situazione, le forze di autodifesa legate alle SDF (QSD) hanno raggiunto un cessate il fuoco provvisorio per poter proteggere in qualche modo la popolazione: sono stati evacuati i feriti e una parte degli abitanti, mentre le forze locali di autodifesa hanno dovuto ripiegare in una zona vicina dell’Amministrazione Autonoma per riorganizzarsi e ricalcolare come proseguire.
La strage non si è concretizzata completamente; per questo si prevede che gli attacchi continuino in forme diverse, come dimostrano gli attacchi di questa notte contro la diga di Tishrin, con l’obiettivo di portare a termine l’annientamento del popolo curdo e del modello del Rojava.
Questi attacchi non possono essere valutati senza considerare la conoscenza e la complicità delle potenze egemoniche internazionali (USA, Israele, UE, Inghilterra ecc.). Le strutture mercenarie che rappresentano la continuità di DAESH vengono legittimate da attori internazionali e regionali e dispiegate sul terreno sotto il nome di “governo provvisorio”, come parte di una cooperazione speciale, pianificata e concepita come un progetto volto a spezzare la volontà dei popoli e a prendere il controllo del Medio Oriente. Il fatto che il regime di Al Shara si fosse precedentemente dissociato dai crimini commessi contro i popoli alawita e druso, mentre questa volta, senza maschere e attraverso “il proprio esercito”, difende e guida apertamente i crimini di guerra commessi in modo sistematico ad Aleppo, mostra chiaramente l’escalation e il livello raggiunto da questo approccio.
Con questi attacchi, l’obiettivo principale è il modello di convivenza tra i popoli curdo e arabo, costruito in Rojava sotto la guida del popolo curdo. Questo modello, nato dalla volontà comune dei popoli, entra in contraddizione con gli interessi degli Stati egemonici internazionali e per questo si tenta di eliminarlo. Lo scopo è smantellare questo modello di vita, spezzare la volontà del popolo curdo e sottomettere nuovamente i popoli. In questo modo, si cerca di frammentare la lotta comune, disintegrare l’unità sociale raggiunta e imporre un cambiamento demografico. Oggi, centinaia di migliaia di civili curdi nella regione si trovano sotto un grave rischio di massacro, sfollamento forzato ed eliminazione.
L’Amministrazione Autonoma del Nord e dell’Est della Siria sta cercando di ridurre la tensione e risolvere la situazione attraverso vie diplomatiche, mentre si riorganizza per difendere la popolazione e proteggerla da tragedie maggiori. Al contrario, la linea seguita dalle strutture del “governo provvisorio” jihadista e dalle forze egemoniche internazionali rappresenta una minaccia diretta e permanente per la popolazione civile.

Condividiamo questo messaggio sulla base delle informazioni ottenute tramite conversazioni dirette con compagne e compagni che vivono nella regione. Vista l’intensa disinformazione e manipolazione presenti sui social media e in alcuni mezzi di comunicazione, riteniamo necessario trasmettere la reale situazione della popolazione. Il pericolo maggiore al momento riguarda un gran numero di civili sequestrati nelle mani dei jihadisti e la probabile escalation degli attacchi nella regione.
Il fatto che, a livello internazionale, le reazioni si siano limitate a condanne superficiali nei mezzi di comunicazione sta aprendo la strada alla ripetizione di questi crimini. Per questo, facciamo appello alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle forze socialiste e democratiche affinché rompano il silenzio e uniscano la loro solidarietà per evitare questa strage.
Un caro saluto
Movimento delle Donne del Kurdistan in Abya Yala–America Latina
Alleghiamo alcuni link con informazioni importanti:
https://kurdlat.org/resistencia-sexmeqsud-periodismo/
https://kurdlat.org/leccion-alepo-realidad/
https://espanol.anf-news.com/rojava-norte-de-siria/mazloum-abdi-se-ha-alcanzado-un-acuerdo-para-la-evacuacion-segura-de-la-poblacion-57305

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