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La soluzione e’ interna al problema

Una rotta possibile

al destino dello spettatore non puo’ sottostare, l’animo inquieto. per quel fuoco che gli arde dentro

L’arte della simulazione e dello spettacolo proiettano sul mondo l’ombra del falso e a questo la gran maggioranza della popolazione ha fatto il callo. Ma non pare ai nostri occhi un valido motivo per gettare la spugna nel tentativo di risollevare le sorti compromesse di un’umanita’ alla deriva.

La visione economicista che trascende nel virtuale ogni bisogno ed aspettativa di vita reale impegna da tempo l’umanita’ in una logorante corsa per la sopravvivenza. Presi dalla contingenza delle necessita’ e dalla risacca -o arretramento- della stagione della lotta, continuiamo imperterriti a commettere gli stessi errori, fare le stesse analisi sbagliate, ritrovarci sempre al punto di partenza, reiterare gli stessi circoli chiusi: avvalorando cosi’ l’idea di agire come servo-meccanismi, circuiti malamente integrati.

Occorre ripartire da se stessi, e dalla propria idea di scelta, sapendo che scegliere implica rinunciare a qualcosa. Scegliamo di rinunciare alla comodita’ del meccanismo della delega, della subordinazione, del contratto di lavoro, alla comodita’ dell’adesione ai meccanismi che fanno di te massa. Scegliamo l’individuo come l’ultimo soggetto in grado di opporsi all’omologazione.

Le scelte implicano conseguenze, e la prima tra esse che ci viene in soccorso e’ il ritornare sugli stessi tracciati gia’ percorsi -ed abbandonati- da milioni di nostri simili con la voglia di dargli nuova vita, e nuove ripartenze. Ripercorriamo a ritroso le tappe della storia, arricchendole delle conoscenze acquisite in questo ritorno dal futuro, cercando di far si che la storia possa ritornare in moto. Ponendoci il piu’ lontano possibile dai beccamorti della fine della storia.

E’ un viaggio teso a ritrovare familiarita’ con quei costrutti che hanno costruito le basi dell’organizzazione sociale, a riscoprirne la validita’, prima che la forma-stato assumesse quel carattere totalitario destinato a tipizzare le “moderne democrazie”.

Tappe di questo percorso saranno la reinterpretazione dei concetti di comunita’ e mutuo soccorso.

Partiamo dalla creazione di un Consorzio (Interno) di Cooperative Agricole e Produzione Lavoro.

Perche’ un consorzio?

Una risposta semplice e’ che consorziarsi permette alle varie cooperative di estendere una rete di relazioni mantenendo al contempo le proprie specificita’.

Individuate delle necessita’ comuni, il consorzio puo’ trovare le forme piu’ consone per affrontarle.

Pensando alla gestione amministrativo/contabile, il consorzio potrebbe fornire ai propri associati assistenza/consulenza, o -avendone le forze- organizzare la gestione burocratico/amministrativa delle consorziate, fornendola come servizio in supporto alle stesse.

Il consorzio puo’ essere costituito in due tipologie: consorzio interno o consorzio esterno. Abbiamo scelto il consorzio interno perche’ non ha formalita’ particolari per essere costituito, e neanche obblighi di registrazione presso l’agenzia delle entrate. Agisce solo nei confronti dei soci e non e’ un soggetto con personalita’ giuridica. Non puo’, ad esempio, prendere appalti a proprio nome.

Insieme al consorzio, nell’ecosistema che vorremmo costituire c’e’ anche una rete di societa’ di mutuo soccorso. Fino a 50.000 euro di capitale gestito da una SMS e in assenza di gestione di fondi sanitari integrativi del SSN, non vi sono obblighi di registrazione con l’agenzia delle entrate. Per inciso, lo stato garantisce alle SMS la gestione di fondi sanitari autonomi dal SSN.

Con una rete di SMS che affianca il consorzio potremo dare luogo ad una copertura sanitaria assistenziale per i soci del consorzio per i casi di infortunio o malattia a cui l’INAIL non da’ copertura:

un tentativo di sormontare l’enorme divario, nell’ambito delle tutele, che separa i lavoratori autonomi da quelli subordinati. Cercando in tale modo di superare l’attuale status quo, in cui la malattia per un lavoratore autonomo rappresenta un lusso che non ci si puo’ permettere.

Ridare dignita’ alle Arti e ai Mestieri, fuori dalla logica del corporativismo.

Creare un tessuto solidale e di mutuo soccorso.

Creare agibilita’ formale e sostanziale ad un percorso che coniughi teoria e pratica sociale.

Abbandono del pilastro-cardine su cui si e’ edificata l’intera societa’ industriale, ovvero il lavoro salariato. E delle ideologie che lo riformano continuamente.